Buongiorno Cuba, dove tutto non è come sembra

Buongiorno Cuba, dove tutto non è come sembra
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Mi amor. Lo senti quasi a ogni angolo della strada. Qui dirlo è quasi un intercalare, ma dietro c’è molto di più. C’è il cuore grande dei cubani, un popolo che vive nel passato e che forse ha conservato più di noi occidentali i valori e i sentimenti che dovrebbero guidarci nella vita. Le persone si baciano, si sorridono, si aiutano. Poco importa il colore della pelle o l’aspetto esteriore: quello che conta è esserci per l’altro. Un senso di appartenenza e di comunità che noi che viviamo nel triste presente di oggi abbiamo dimenticato.

Chi non è mai stato a Cuba, come me, si immagina di arrivare in una specie di paradiso incontaminato, dove le spiagge sono interminabili, quasi dovessero sostituire le strade e le case, e dove il mare è così limpido che si può osservare ogni organismo vivente che lo popola. Ci si immagina gente perennemente con in mano un mojito, o una pina colada, con il cappello di paglia e con il sorriso da copertina stampato sulla faccia. Pensi quasi che ad accoglierti debba esserci per forza una signorina con la collana di fiori e un corpo di ballo con musica annessa che ti accompagna nel tuo piccolo angolo di felicità.

Poi arrivi all’aeroporto de La Havana e ti accorgi che non è così. E meno male.

Perché Cuba è molto di più di un paradiso di spiagge e sole. È molto di più dei cliché che regnano incontrastati nel resto del mondo. E se è incontestabile che le spiagge, il mare e il sole a Cuba siano meravigliosi, per conoscere davvero l’isola è necessario lasciarsi prendere, abbandonare i pregiudizi e le paure ed essere pronti a farsi travolgere dal grande cuore dei cubani, dalla loro attenzione alla famiglia e alla loro storia, dalla passione per la musica e soprattutto da quello che significa, dai colori, dagli odori e dalle forme che si incontrano per la strada delle città di periferia, lontane dai celebri giri turistici.

Come Matanzas, perla rara dell’isola, dove si conserva ancora quella “autenticità” che rende Cuba e i cubani così speciali. Arrivare a Matanzas è come fare un salto nel passato: sui visi della gente ogni segno racconta qualcosa, lo sguardo intenso e vissuto da subito la sensazione di essere in un luogo ricco di storia. E passeggiare per le sue strade ti fa nascere dentro tante sensazioni contrastanti. La più forte è lo stupore, nel vedere tanti visi diversi, uniti dalla stessa forza intrinseca, quella di un popolo che sopravvive a una realtà difficile sempre con lo sguardo positivo verso il futuro. A mescolarsi sono i lineamenti più differenti: infondo Cuba, e in particolare Matanzas, è luogo di colonizzazione. Da qui sono passati spagnoli, africani, americani, e se oggi gli indios originali non si trovano più, hanno lasciato nei loro discendenti i tratti distintivi delle loro origini primarie, trasformandosi nei cubani di oggi, gente che porta nel sangue il sangue del mondo.

Una fusione che percepisci perfettamente girovagando per Calle del Medio, il “Corso Napoleone” di Matanzas, dove al posto di negozi di Gucci o Armani, si trovano vecchietti con biciclette trasformate in gelaterie itineranti, negozi piccolissimi e per lo più sforniti, musica in sottofondo, taxi anni ’60 e gruppi di local che discutono animatamente dello sport preferito dei matanzeri: il baseball. Insomma, una classica caotica via centrale di città, con tutte le particolarità di Cuba racchiuse in pochi km di strada.

La seconda sensazione che ti prende è l’entusiasmo. Non c’è nulla da fare, più stai vicino ai cubani, più ti viene voglia di assomigliargli. Ogni preoccupazione vola via lontana a 6 ore di fuso orario, e quasi ti sembra di essere un’altra persona. La mente viaggia veloce, pensando alle cose che potresti fare e che potresti essere e solo perché guardi la reazione alla vita indubbiamente difficile che vivono qui. Nessuno è spaventato, nessuno si tira indietro. Certo, tutto è fatto con un ritmo assai poco “capitalista”: ma forse è questo il loro segreto, no? E sapendo che nessuno di noi (io per prima) siamo in grado di allontanare completamente la nostra indole del casa-lavoro-casa, forse saremo in grado di trovare un giusto equilibrio tra la traquilidad cubana e la nostra innata spinta alla produttività.

Un turista a Cuba

 

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