Il ritmo felice di Cuba

Il ritmo felice di Cuba
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Un, dos, tres. Un, dos, tres. A Cuba il tempo si scandisce in terzi, quelli dei passi di danza. Un ritmo che parte già la mattina presto, quando lungo la strada risuona la voce del panadero, il panettiere prèt à porter, che nell’annunciarsi quasi intona un canto, come volesse farci iniziare bene la giornata.

La musica accompagna la vita dei cubani e di coloro che hanno la fortuna di vivere Cuba al loro fianco. Ogni momento è il momento giusto per far schiocchiare le dita e far partire un suono, che velocemente si trasforma in un movimento e poi in una danza. E se qualcuno è li vicino per coinvolgerlo, tanto meglio: ballare insieme è un dictact dal quale non ci si può esimere.

Se poi nel tuo viaggio incontri persone come Alexis, grande professore di danza a Matanzas, ballare è quasi un imperativo morale. Sarà per quel suo modo gentile e allo stesso tempo incredibilmente rispettoso con il quale si pone verso chiunque conosca, o per quel sorriso contagioso che sfoggia immediatamente, appena incrocia per la prima volta il tuo sguardo: Alexis è una di quelle persone che sa coinvolgerti nella sua passione, sa trasmettertela e quasi fartela sentire tua, anche quando pensi che non possa essere possibile.

E’ quello che è successo a me: convinta che il mio posto fosse nel famoso angolo di Baby (si, quella di Dirty Dancing), una volta conosciuto Alexis, ho dovuto affrontare la paura del palco, perché “ballare fa sentire felici, fa sentire liberi“, mi ha detto. Due cose a cui nessuno al giorno d’oggi dovrebbe rinunciare. Allora proviamo, perché no: alla peggio, farò sorridere qualche nuovo amico cubano e probabilmente anche me stessa, per essermi messa in gioco. Ed ecco la magia di Alexis: una salsa in sottofondo, i suoi occhi che si illuminano e il suo viso che entra in modalità “cuore”, trasformando ogni movimento in una melodia, tanto bella da coinvolgere anche me. I passi sono quasi venuti da soli, qualche minuto per capire le sequenze e via, anche io ho sperimentato la meraviglia del ballo cubano. Certo, Fred Astaire è ancora lontano e probabilmente lo resterà. Ma quella felicità e quella libertà di cui mi parlava Alexis l’ho sentita per un attimo sulla mia pelle e mi ha fatto stare bene.

Perché il ritmo cubano fa stare bene. Non saprei spiegare il perché, forse sarà l’incalzante susseguirsi di tamburi, chitarre, pianoforte e trombe, che ti portano lontano con la mente, che ti accendono come una candela con la fiamma. Ma forse anche perché vedi negli occhi dei cubani che ballano una luce, uno scintillio, che ti stimola e ti invoglia a far di tutto per provarlo. Anche ballare, senza tecnica e senza aspettative, solo buttandoti e seguendo il ritmo. Il ritmo felice di Cuba.

Un turista a Cuba

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